AVVISO
nella Sede Municipale, il giorno
16 DICEMBRE 2011 alle ORE 20,30
è convocato in sessione ordinaria il
CONSIGLIO
COMUNALE
per trattare in seduta pubblica, il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione verbali della seduta precedente;
3. Adeguamento Addizionale comunale all’Irpef per l’anno 2012;
4. Approvazione Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari;
5. Approvazione Piano delle opere pubbliche 2012/2014;
6. Approvazione Bilancio di previsione esercizio finanziario 2012, Relazione previsionale e programmatica 2012/2014, Bilancio pluriennale 2012/2014;
7. Approvazione modifiche dello Statuto dell’Azienda speciale consortile “Offertasociale” – Azienda territoriale per i servizi alla persona;
8. Presentazione progetto preliminare Scuola secondaria di 1° grado.
Vaprio d’Adda, 7 DICEMBRE 2011 Il Sindaco: Roberto Orlandi
lunedì 12 dicembre 2011
sabato 26 novembre 2011
Trecento economisti per salvare l’Europa
http://politicaeconomiablog.blogspot.com
Trecento autorevoli economisti italiani e stranieri, De Cecco, Nuti, Artoni, Bosi, Paladini, Pivetti per citare solo alcuni italiani, hanno sottoscritto un documento perché il nostro paese non accetti supinamente politiche errate e controproducenti che ci sono “richieste dall’Europa” e che peggioreranno irrimediabilmente la crisi nostra e dell’Unione. Purtroppo il nuovo Presidente del Consiglio, la sinistra parlamentare e i suoi organi di informazione hanno lasciato alla destra, anche nel dibattito parlamentare, uno strumentale monopolio di queste idee.
I punti principali del documento degli economisti (consultabile con le adesioni al sito: http://documentoeconomisti.blogspot.com/) sono questi: 1) le misure di restrizione dei bilanci pubblici “richieste dall’Europa” hanno aggravato la recessione e la crisi finanziaria; attualmente l’Eurozona è senza una bussola e l’Italia è stata usata come capro espiatorio; 2) la crisi italiana non può essere affrontata se non nell’ambito di politiche espansive europee volte a riequilibrare gli svantaggi commerciali che sono seguiti alla moneta unica; il nostro paese non è la causa, né può tantomeno essere la soluzione della crisi europea; 3) prima che sia troppo tardi – forse lo è già – la BCE deve intervenire a garanzia illimitata dei debiti sovrani riconducendo a tutti i costi i tassi di interesse a livelli compatibili con l’attuazione delle menzionate politiche di ripresa; 4) tali politiche non possono che basarsi sul sostegno della domanda aggregata – in primis nei paesi in surplus commerciale; 5) in questo ambito il nostro paese, e gli altri “periferici”, si dovrebbe impegnare a stabilizzare il rapporto debito pubblico/Pil, respingendo con fermezza ogni ipotesi di inutili abbattimenti che annichilerebbero crescita, occupazione e standard di vita; con tassi di interesse sufficientemente bassi - e i tassi li fanno le banche centrali, se vogliono, e non i mercati – qualunque debito è perfettamente sostenibile (come in Giappone che l’ha doppio del nostro). I mercati capirebbero e apprezzerebbero mentre, come chiunque vede, non apprezzano il cilicio che Italia e Europa continuano a indossare stringendolo viepiù.
Scrivono inoltre gli economisti: “la riduzione dei tassi e la rimozione di inutili e controproducenti strategie di abbattimento del debito pubblico, nel quadro di politiche europee espansive, libererebbe risorse per la crescita del paese sia dal lato della domanda interna che del rilancio della competitività. Tali risorse - assieme a quelle che dovranno provenire da una seria lotta all’evasione fiscale, da un'imposta che colpisca i patrimoni su base regolare e annua e non una tantum, e dalla razionalizzazione della spesa pubblica (inclusi i costi della politica) - vanno prioritariamente destinate alla riduzione del carico fiscale sul lavoro, con un aumento dei salari netti, al sostegno di istruzione, ricerca e cultura, agli investimenti per l’industria pubblica (da non svendere assolutamente all’estero), al Mezzogiorno, all’ambiente, all’efficienza della giustizia e della pubblica amministrazione, alla difesa della legalità.”
Qualcuno ci accuserà meschinamente di fare il gioco della destra, o di anti-Europeismo. Noi crediamo che a fare questo gioco, o a essere anti-europeista, sia proprio chi muove questa accusa. Le più autorevoli opinioni a livello internazionale sono dell’avviso che senza misure quali quelle sopra riferite l’Europa non ha speranza. Eppure lo spazio a livello internazionale per una alleanza con altri paesi europei, Francia in primis, v’è - ora che abbiamo un governo presentabile, qualità questa che però non può rimanere la sua unica. Opponendosi a qualsiasi soluzione ragionevole, la Germania si sta assumendo l’onere storico di far presto crollare l’Europa, non solo monetaria, ma politica. Spezzare questa deriva dovrebbe essere la responsabilità storica del nostro nuovo governo, non quella di impossibili fatiche di Sisifo di abbattere il debito rendendosi complice di tale deriva.
Trecento autorevoli economisti italiani e stranieri, De Cecco, Nuti, Artoni, Bosi, Paladini, Pivetti per citare solo alcuni italiani, hanno sottoscritto un documento perché il nostro paese non accetti supinamente politiche errate e controproducenti che ci sono “richieste dall’Europa” e che peggioreranno irrimediabilmente la crisi nostra e dell’Unione. Purtroppo il nuovo Presidente del Consiglio, la sinistra parlamentare e i suoi organi di informazione hanno lasciato alla destra, anche nel dibattito parlamentare, uno strumentale monopolio di queste idee.
I punti principali del documento degli economisti (consultabile con le adesioni al sito: http://documentoeconomisti.blogspot.com/) sono questi: 1) le misure di restrizione dei bilanci pubblici “richieste dall’Europa” hanno aggravato la recessione e la crisi finanziaria; attualmente l’Eurozona è senza una bussola e l’Italia è stata usata come capro espiatorio; 2) la crisi italiana non può essere affrontata se non nell’ambito di politiche espansive europee volte a riequilibrare gli svantaggi commerciali che sono seguiti alla moneta unica; il nostro paese non è la causa, né può tantomeno essere la soluzione della crisi europea; 3) prima che sia troppo tardi – forse lo è già – la BCE deve intervenire a garanzia illimitata dei debiti sovrani riconducendo a tutti i costi i tassi di interesse a livelli compatibili con l’attuazione delle menzionate politiche di ripresa; 4) tali politiche non possono che basarsi sul sostegno della domanda aggregata – in primis nei paesi in surplus commerciale; 5) in questo ambito il nostro paese, e gli altri “periferici”, si dovrebbe impegnare a stabilizzare il rapporto debito pubblico/Pil, respingendo con fermezza ogni ipotesi di inutili abbattimenti che annichilerebbero crescita, occupazione e standard di vita; con tassi di interesse sufficientemente bassi - e i tassi li fanno le banche centrali, se vogliono, e non i mercati – qualunque debito è perfettamente sostenibile (come in Giappone che l’ha doppio del nostro). I mercati capirebbero e apprezzerebbero mentre, come chiunque vede, non apprezzano il cilicio che Italia e Europa continuano a indossare stringendolo viepiù.
Scrivono inoltre gli economisti: “la riduzione dei tassi e la rimozione di inutili e controproducenti strategie di abbattimento del debito pubblico, nel quadro di politiche europee espansive, libererebbe risorse per la crescita del paese sia dal lato della domanda interna che del rilancio della competitività. Tali risorse - assieme a quelle che dovranno provenire da una seria lotta all’evasione fiscale, da un'imposta che colpisca i patrimoni su base regolare e annua e non una tantum, e dalla razionalizzazione della spesa pubblica (inclusi i costi della politica) - vanno prioritariamente destinate alla riduzione del carico fiscale sul lavoro, con un aumento dei salari netti, al sostegno di istruzione, ricerca e cultura, agli investimenti per l’industria pubblica (da non svendere assolutamente all’estero), al Mezzogiorno, all’ambiente, all’efficienza della giustizia e della pubblica amministrazione, alla difesa della legalità.”
Qualcuno ci accuserà meschinamente di fare il gioco della destra, o di anti-Europeismo. Noi crediamo che a fare questo gioco, o a essere anti-europeista, sia proprio chi muove questa accusa. Le più autorevoli opinioni a livello internazionale sono dell’avviso che senza misure quali quelle sopra riferite l’Europa non ha speranza. Eppure lo spazio a livello internazionale per una alleanza con altri paesi europei, Francia in primis, v’è - ora che abbiamo un governo presentabile, qualità questa che però non può rimanere la sua unica. Opponendosi a qualsiasi soluzione ragionevole, la Germania si sta assumendo l’onere storico di far presto crollare l’Europa, non solo monetaria, ma politica. Spezzare questa deriva dovrebbe essere la responsabilità storica del nostro nuovo governo, non quella di impossibili fatiche di Sisifo di abbattere il debito rendendosi complice di tale deriva.
lunedì 21 novembre 2011
Consiglio Comunale
A V V I S O
nella Sede Municipale
venerdì, 25 novembre 2011, alle ore 20.30,
è convocato in sessione straordinaria
IL CONSIGLIO COMUNALE
per trattare in seduta pubblica, il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione verbali della seduta precedente;
3. Interrogazione presentata dai consiglieri di “Progetto Vaprio” avente per oggetto: Piano attuativo area “AP1”;
4. Approvazione Variazione n. 4 – Assestamento generale al Bilancio di previsione 2011;
5. Approvazione convenzione con il Comune di Busnago per il servizio associato Responsabile Area economico finanziaria triennio 2012/2014;
6. Rinnovo Organo di revisione economico-finanziario – triennio 2012/2014;
7. Esame osservazioni e approvazione Variante PII Vaprio Sud e modifica agli atti costituenti il Piano di Governo del Territorio (piano delle regole e piano dei servizi);
8. Approvazione Piano diritto allo studio – Anno scolastico 2011/2012.
Vaprio d’Adda, 16 novembre 2011
Il Sindaco
(Roberto Orlandi)
nella Sede Municipale
venerdì, 25 novembre 2011, alle ore 20.30,
è convocato in sessione straordinaria
IL CONSIGLIO COMUNALE
per trattare in seduta pubblica, il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione verbali della seduta precedente;
3. Interrogazione presentata dai consiglieri di “Progetto Vaprio” avente per oggetto: Piano attuativo area “AP1”;
4. Approvazione Variazione n. 4 – Assestamento generale al Bilancio di previsione 2011;
5. Approvazione convenzione con il Comune di Busnago per il servizio associato Responsabile Area economico finanziaria triennio 2012/2014;
6. Rinnovo Organo di revisione economico-finanziario – triennio 2012/2014;
7. Esame osservazioni e approvazione Variante PII Vaprio Sud e modifica agli atti costituenti il Piano di Governo del Territorio (piano delle regole e piano dei servizi);
8. Approvazione Piano diritto allo studio – Anno scolastico 2011/2012.
Vaprio d’Adda, 16 novembre 2011
Il Sindaco
(Roberto Orlandi)
lunedì 14 novembre 2011
La bugia della riforma elettorale: tutti la vogliono ma nessuno la farà
http://www.dirittodicritica.com
La riforma della legge elettorale non era una delle richieste contenute nella lettera inviata all’Italia dalla Banca Centrale Europea (Bce) – sarebbe stato strano il contrario – e quasi sicuramente non rientrerà nelle priorità del governo Monti. Già dalla serata di sabato, infatti, il PdL ha subordinato il suo appoggio al governo tecnico al rispetto degli impegni presi con l’Europa: non una legge in più né un passo fuori dal seminato.
E’ evidente, dunque, che della legge elettorale non se ne parlerà almeno fino a gennaio, quando la Consulta sarà chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità del referendum. A quel punto, il governo tecnico potrebbe trovarsi a dover discutere con quei partiti disposti a tutto pur di conservare l’ultima parola sui candidati in lista: la Lega Nord di Umberto Bossi che sfrutterebbe il Porcellum per chiudere la partita interna con i maroniani, Pd e PdL per silurare chi non ha rispettato i diktat del partito in questi anni. Ipocrisie e retorica a parte, infatti, il Porcellum fa comodo a tutti. Anche alle sinistre, da sempre lacerate in correnti e fazioni rispetto ai più monolitici partiti di destra.
Scontato – di contro – l’esito del referendum sul Porcellum: a giudicare dal sentimento comune, i cittadini voteranno l’abrogazione della legge voluta da Calderoli e metteranno alle strette Parlamento e partiti, a quel punto senza più alibi. Eppure, se non verrà meno il ricatto con cui il PdL (e non solo) minaccia di tenere in scacco il prossimo governo tecnico, l’ipotesi più concreta è che si vada a votare con l’attuale legge elettorale (né sarebbe questo il primo referendum con un esito ignorato dai partiti). A mancare, infatti, sarebbe una maggioranza trasversale e coesa sul nuovo meccanismo del voto, da sempre una delle leggi più complesse e difficili da approvare anche con esecutivi forti.
«Non credo – ha detto ieri Walter Veltroni (Partito democratico) – che si possa chiedere a un governo» come quello che sta componendo Mario Monti «di svolgere questa funzione», la riforma elettorale spetta al Parlamento: «lì va trovato un punto di equilibrio». Come dire: in queste condizioni è un’impresa quasi impossibile. Di segno opposto la dichiarazione del segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, che ha sottolineato come il prossimo esecutivo tecnico dovrà dare corso a diverse riforme: quella elettorale, quella dei regolamenti di Camera e Senato e quella per la riduzione del numero dei parlamentari. Sulla stessa linea di Veltroni, invece, l’ex ministro della Giustizia di Berlusconi, Angelino Alfano, che dall’Annunziata affida la patata bollente ai cittadini ma non certo al governo Monti: «la riforma elettorale non un è tema di governo, ma del Parlamento o dei cittadini, se la Corte Costituzionale darà il via libera al referendum».
Il presidente del Comitato per il referendum per i collegi uninominali Andrea Morrone e il coordinatore politico Arturo Parisi, invece, hanno chiesto al Presidente della Repubblica di non ignorare la volontà di un milione e 200mila cittadini e di far rientrare nel mandato del premier Mario Monti anche la riforma della legge elettorale.
Ma la questione – dopo l’approvazione del referendum – potrebbe non riguardare più né Napolitano né Monti: a fronte di un teatrino di partiti e segretari che invocano la riforma elettorale, il meccanismo sarebbe destinato a saltare in mancanza di una maggioranza trasversale che già oggi non esiste. E le elezioni sarebbero dietro l’angolo, con buona pace di tutti. Un porcellum.
La riforma della legge elettorale non era una delle richieste contenute nella lettera inviata all’Italia dalla Banca Centrale Europea (Bce) – sarebbe stato strano il contrario – e quasi sicuramente non rientrerà nelle priorità del governo Monti. Già dalla serata di sabato, infatti, il PdL ha subordinato il suo appoggio al governo tecnico al rispetto degli impegni presi con l’Europa: non una legge in più né un passo fuori dal seminato.
E’ evidente, dunque, che della legge elettorale non se ne parlerà almeno fino a gennaio, quando la Consulta sarà chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità del referendum. A quel punto, il governo tecnico potrebbe trovarsi a dover discutere con quei partiti disposti a tutto pur di conservare l’ultima parola sui candidati in lista: la Lega Nord di Umberto Bossi che sfrutterebbe il Porcellum per chiudere la partita interna con i maroniani, Pd e PdL per silurare chi non ha rispettato i diktat del partito in questi anni. Ipocrisie e retorica a parte, infatti, il Porcellum fa comodo a tutti. Anche alle sinistre, da sempre lacerate in correnti e fazioni rispetto ai più monolitici partiti di destra.
Scontato – di contro – l’esito del referendum sul Porcellum: a giudicare dal sentimento comune, i cittadini voteranno l’abrogazione della legge voluta da Calderoli e metteranno alle strette Parlamento e partiti, a quel punto senza più alibi. Eppure, se non verrà meno il ricatto con cui il PdL (e non solo) minaccia di tenere in scacco il prossimo governo tecnico, l’ipotesi più concreta è che si vada a votare con l’attuale legge elettorale (né sarebbe questo il primo referendum con un esito ignorato dai partiti). A mancare, infatti, sarebbe una maggioranza trasversale e coesa sul nuovo meccanismo del voto, da sempre una delle leggi più complesse e difficili da approvare anche con esecutivi forti.
«Non credo – ha detto ieri Walter Veltroni (Partito democratico) – che si possa chiedere a un governo» come quello che sta componendo Mario Monti «di svolgere questa funzione», la riforma elettorale spetta al Parlamento: «lì va trovato un punto di equilibrio». Come dire: in queste condizioni è un’impresa quasi impossibile. Di segno opposto la dichiarazione del segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, che ha sottolineato come il prossimo esecutivo tecnico dovrà dare corso a diverse riforme: quella elettorale, quella dei regolamenti di Camera e Senato e quella per la riduzione del numero dei parlamentari. Sulla stessa linea di Veltroni, invece, l’ex ministro della Giustizia di Berlusconi, Angelino Alfano, che dall’Annunziata affida la patata bollente ai cittadini ma non certo al governo Monti: «la riforma elettorale non un è tema di governo, ma del Parlamento o dei cittadini, se la Corte Costituzionale darà il via libera al referendum».
Il presidente del Comitato per il referendum per i collegi uninominali Andrea Morrone e il coordinatore politico Arturo Parisi, invece, hanno chiesto al Presidente della Repubblica di non ignorare la volontà di un milione e 200mila cittadini e di far rientrare nel mandato del premier Mario Monti anche la riforma della legge elettorale.
Ma la questione – dopo l’approvazione del referendum – potrebbe non riguardare più né Napolitano né Monti: a fronte di un teatrino di partiti e segretari che invocano la riforma elettorale, il meccanismo sarebbe destinato a saltare in mancanza di una maggioranza trasversale che già oggi non esiste. E le elezioni sarebbero dietro l’angolo, con buona pace di tutti. Un porcellum.
venerdì 11 novembre 2011
Il Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio

Difendiamo i Territori
«Dal 1950 ad oggi l’Italia ha perso milioni di ettari della sua superficie libera (…) È giunto il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l’urlo di milioni d’italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore».
Carlo Petrini (presidente di Slow Food e tra i primi aderenti al Forum)
Il Forum Nazionale vuole coinvolgere il maggior numero possibile di soggetti in una rete che condivida gli stessi valori elementari, e sensibilizzare il nostro Paese su uno dei più grandi scempi che sta subendo, sotto silenzio e da troppo tempo: il consumo del suolo libero e fertile a favore di cemento e asfalto.
Il nascente Forum intende mettere in campo una serie di azioni concrete per fermare il consumo di suoli fertili e lo scempio del paesaggio italiano:
1) Elaborare una proposta di legge di iniziativa popolare
2) Proporre un censimento in tutti i Comuni degli immobili sfitti e non utilizzati
3) Promuovere una campagna di comunicazione a livello nazionale
Il consumo di suolo è in continuo aumento: Legambiente si stima che l’incremento è di circa 50.000 ha all’anno. Lo stesso studio evidenzia che la superficie cementificata risulta pari a 2.350.000 ha, cioè il 7,6% del territorio nazionale (teniamo presente che la nostra Penisola è formata da numerosi rilievi non edificabili). Purtroppo non possiamo fare affidamento su dati certificati, a testimonianza di quanto questo problema debba ancora essere monitorato e sufficientemente considerato come prioritario dalle Istituzioni.
L’attività speculativa in questo campo sembra non conoscere crisi di sorta e, forti delle nostre reti associative, registriamo e verifichiamo continuamente le voci di protesta che si levano a livello locale. Attraverso il Forum intendiamo presto mettere in campo azioni concrete per contrastare questa deriva che sta privandoci per sempre di beni comuni fondamentali: i nostri territori e la loro bellezza. La loro salvezza è legata indissolubilmente alla nostra qualità della vita, ciò che ci ha reso orgogliosi e famosi in tutto il mondo.
Il suolo fertile e l’integrità del paesaggio sono la principale garanzia per il futuro del nostro Paese, del turismo, della nostra agricoltura e dei nostri prodotti tradizionali, della salubrità dei luoghi in cui abitiamo e della biodiversità naturale ivi presente. La storia ci insegna che essi sono la base concreta di ogni cultura locale, ciò che unisce gli italiani nella diversità e ci rende un popolo unico. Paesaggio e territorio fertile sono la risorsa economica di cui siamo più ricchi, è assurdo sprecarla così.
Il Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio - Difendiamo i Territori, nasce su impulso dell’associazione Slow Food e del Movimento Stop al Consumo di Territorio, subito arricchitosi della presenza di numerose organizzazioni nazionali (tra cui Legambiente, LIPU, Pro Natura, Eddyburg, Movimento Decrescita Felice, Altreconomia, Associazione Comuni Virtuosi, Rete del Nuovo Municipio, Borghi Autentici d’Italia, Medici per l’Ambiente, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, organizzazioni agricole), di oltre 350 associazioni e comitati locali e più di 3000 prime adesioni individuali, tra cui quelle di urbanisti, docenti universitari, sindaci, architetti, giornalisti, produttori agricoli ecc.
mercoledì 26 ottobre 2011
In Lombardia case costruite con sabbia e ghiaia sottocosto
Da dove arriva il materiale necessario per costruire nuove case, capannoni e strade? Dalle cave. E quanto pagano le aziende del settore per i diritti di escavazione? In Lombardia, 44 centesimi di euro per ogni metro cubo di preziosa sabbia e ghiaia. Un’inezia se paragonato al prezzo di mercato: la sabbia costa 12-15 euro al metro cubo, la ghiaia intorno a 20. Grezzi significa che vengono estratti e venduti, senza nessun trattamento di qualità e selezione che porta il prezzo a salire rispettivamente fino a 20 e 28 euro al metro cubo. Con queste tariffe il “diritto” di escavazione rappresenta un costo medio del 3% del valore di mercato. In Gran Bretagna è del 20 per cento. Risultato? Un immenso guadagno se moltiplicato per i 16 milioni di metri cubi (dati Istat 2010) che in Lombardia si trasformano in costruzioni: oltre 200 milioni di euro di ricavi a fronte di una tariffa pagata per l’estrazione che supera di poco 7 milioni di euro.
E l’estrazione di questi inerti rappresenta il 59% di tutti i materiali cavati in Italia: in questa classifica sono ai primi posti Lombardia, Lazio e Piemonte, che da sole raggiungono il 50% del totale estratto ogni anno con 43 milioni di metri cubi (vedi la scheda allegata). Ma chi decide le tariffe? In Lombardia, per definire “l’aggiornamento delle tariffe dei diritti di escavazione per il biennio 2010/2011”, lo scorso marzo la Giunta ha approvato una delibera per aggiornare i prezzi all’indice Istat, ferme dal 2008. Confrontando il trend negli ultimi cinque anni l’aggiornamento è stato quasi impercettibile: da 0,420 del 2006 si è saliti a 0,441 del 2008 fino a 0,462 per il 2011. Le modifiche insomma sono nell’ordine di frazioni di centesimi, quote irrisorie per le 558 cave attive della regione e immutate da quattro anni.
Dalla decisione della giunta occorre l’approvazione del Consiglio regionale e il passaggio nella commissione ambiente per la definizione della tariffa vera e propria. Si avvia un lungo iter burocratico che finalmente il 5 ottobre scorso porta alla decisione unanime di alzare la tariffa fino a 1 euro per metro cubo per sabbia e ghiaia e 5 euro per le pietre ornamentali. Significa entrate quasi raddoppiate per i Comuni che ospitano le cave: 20 milioni di euro per sopperire anche ai tagli del Governo. Il 19 ottobre, però, durante la seduta del consiglio regionale, la proposta della commissione viene modificata da un emendamento del Pdl. Tutto bloccato.
Giudizi negativi e mugugni dall’opposizione: «Doveva essere la ratifica di una scelta già condivisa, ma purtroppo così non è avvenuto – hanno detto i consiglieri regionali del Pd Giuseppe Civati e Angelo Costanzo-. Dopo l’approvazione in Commissione Ambiente si sono “scatenate” le lobby che hanno fatto cambiare idea a qualcuno». Infatti nella seduta del consiglio regionale, al momento di ratificare le decisioni della commissione, arriva un emendamento su richiesta del capogruppo del Pdl Paolo Valentini che abbassa la tariffa a 60 centesimi. Aumento sì ma non troppo. «Un emendamento solo per la sabbia e la ghiaia dove si concentrano forti interessi economici - aggiungono Civati e Costanzo - e l’ennesimo favore ai cavatori».
Di tutt’altro avviso invece il capogruppo del Pdl Paolo Valentini: «È necessario un ulteriore approfondimento perché ci troviamo davanti al rischio di possibili ricorsi al Tar. Inoltre non capisco perché solo per un settore su cinque si introduca un aumento di tariffa del 127% lasciandone invece invariate altre tre: piuttosto, se vogliamo tutelare davvero il territorio dobbiamo farlo con normative e provvedimenti specifici e incisivi, non solo limitandoci ad aumentare alcune tariffe di escavazione».
La ragione per l’aumento di una sola tariffa è perché la ghiaia e la sabbia rappresentano il 70% delle entrate: 7 milioni di euro su 10. E l’85% di questi introiti finiscono ai Comuni come entrate, mentre il 15% va alla Provincia, che coordina le estrazioni in base al fabbisogno provinciale. Ora tutto è stato rinviato ad una delle prossime sedute del consiglio regionale (senza nessuna data fissata) mentre sono sulle barricate i cavatori, che minacciano il ricorso al Tar per il rialzo delle tariffe. In più con questi canoni si ottiene anche un effetto perverso: finché i canoni sono così bassi non vi è nessun interesse ad investire in nuove tecnologie che risparmiano l’ambiente e il territorio. Una spinta anche al recupero degli inerti (materiale di demolizione e di scarto, i rifiuti prodotti dai cantieri) che in Regione Lombardia è fermo al 9%, con percentuali ridicole anche a livello nazionale, dove appena il 2% viene recuperato e riusato per fare strade e case. Il resto finisce in discarica. E per le nuove costruzioni si estrae dalle cave.
michele.sasso@linkiesta.it
E l’estrazione di questi inerti rappresenta il 59% di tutti i materiali cavati in Italia: in questa classifica sono ai primi posti Lombardia, Lazio e Piemonte, che da sole raggiungono il 50% del totale estratto ogni anno con 43 milioni di metri cubi (vedi la scheda allegata). Ma chi decide le tariffe? In Lombardia, per definire “l’aggiornamento delle tariffe dei diritti di escavazione per il biennio 2010/2011”, lo scorso marzo la Giunta ha approvato una delibera per aggiornare i prezzi all’indice Istat, ferme dal 2008. Confrontando il trend negli ultimi cinque anni l’aggiornamento è stato quasi impercettibile: da 0,420 del 2006 si è saliti a 0,441 del 2008 fino a 0,462 per il 2011. Le modifiche insomma sono nell’ordine di frazioni di centesimi, quote irrisorie per le 558 cave attive della regione e immutate da quattro anni.
Dalla decisione della giunta occorre l’approvazione del Consiglio regionale e il passaggio nella commissione ambiente per la definizione della tariffa vera e propria. Si avvia un lungo iter burocratico che finalmente il 5 ottobre scorso porta alla decisione unanime di alzare la tariffa fino a 1 euro per metro cubo per sabbia e ghiaia e 5 euro per le pietre ornamentali. Significa entrate quasi raddoppiate per i Comuni che ospitano le cave: 20 milioni di euro per sopperire anche ai tagli del Governo. Il 19 ottobre, però, durante la seduta del consiglio regionale, la proposta della commissione viene modificata da un emendamento del Pdl. Tutto bloccato.
Giudizi negativi e mugugni dall’opposizione: «Doveva essere la ratifica di una scelta già condivisa, ma purtroppo così non è avvenuto – hanno detto i consiglieri regionali del Pd Giuseppe Civati e Angelo Costanzo-. Dopo l’approvazione in Commissione Ambiente si sono “scatenate” le lobby che hanno fatto cambiare idea a qualcuno». Infatti nella seduta del consiglio regionale, al momento di ratificare le decisioni della commissione, arriva un emendamento su richiesta del capogruppo del Pdl Paolo Valentini che abbassa la tariffa a 60 centesimi. Aumento sì ma non troppo. «Un emendamento solo per la sabbia e la ghiaia dove si concentrano forti interessi economici - aggiungono Civati e Costanzo - e l’ennesimo favore ai cavatori».
Di tutt’altro avviso invece il capogruppo del Pdl Paolo Valentini: «È necessario un ulteriore approfondimento perché ci troviamo davanti al rischio di possibili ricorsi al Tar. Inoltre non capisco perché solo per un settore su cinque si introduca un aumento di tariffa del 127% lasciandone invece invariate altre tre: piuttosto, se vogliamo tutelare davvero il territorio dobbiamo farlo con normative e provvedimenti specifici e incisivi, non solo limitandoci ad aumentare alcune tariffe di escavazione».
La ragione per l’aumento di una sola tariffa è perché la ghiaia e la sabbia rappresentano il 70% delle entrate: 7 milioni di euro su 10. E l’85% di questi introiti finiscono ai Comuni come entrate, mentre il 15% va alla Provincia, che coordina le estrazioni in base al fabbisogno provinciale. Ora tutto è stato rinviato ad una delle prossime sedute del consiglio regionale (senza nessuna data fissata) mentre sono sulle barricate i cavatori, che minacciano il ricorso al Tar per il rialzo delle tariffe. In più con questi canoni si ottiene anche un effetto perverso: finché i canoni sono così bassi non vi è nessun interesse ad investire in nuove tecnologie che risparmiano l’ambiente e il territorio. Una spinta anche al recupero degli inerti (materiale di demolizione e di scarto, i rifiuti prodotti dai cantieri) che in Regione Lombardia è fermo al 9%, con percentuali ridicole anche a livello nazionale, dove appena il 2% viene recuperato e riusato per fare strade e case. Il resto finisce in discarica. E per le nuove costruzioni si estrae dalle cave.
michele.sasso@linkiesta.it
martedì 25 ottobre 2011
Consiglio Comunale
A V V I S O
nella Sede Municipale
venerdì, 28 ottobre 2011, alle ore 20.30,
è convocato in sessione straordinaria
IL CONSIGLIO COMUNALE
per trattare in seduta pubblica, il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione verbali della seduta precedente;
3. Adozione Variante agli atti del PGT (documento di Piano, Piano delle regole e Piano dei servizi) per modifica destinazione urbanistica Ambito AF4 per individuazione nuova Scuola Media;
4. Approvazione Regolamento per l’istituzione e il funzionamento del Consiglio Tributario;
5. Approvazione integrazione al Regolamento per l’alienazione di beni mobili e immobili;
6. Adesione alla costituzione dell’Ufficio Unico sovracomunale per l’accreditamento delle strutture socio assistenziali;
7. Approvazione Piano di Azione per l’Energia Sostenibile a seguito dell’adesione al Patto dei Sindaci promosso dall’Unione Europea.
Vaprio d’Adda, 20 ottobre 2011
Il Sindaco
(Roberto Orlandi
nella Sede Municipale
venerdì, 28 ottobre 2011, alle ore 20.30,
è convocato in sessione straordinaria
IL CONSIGLIO COMUNALE
per trattare in seduta pubblica, il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione verbali della seduta precedente;
3. Adozione Variante agli atti del PGT (documento di Piano, Piano delle regole e Piano dei servizi) per modifica destinazione urbanistica Ambito AF4 per individuazione nuova Scuola Media;
4. Approvazione Regolamento per l’istituzione e il funzionamento del Consiglio Tributario;
5. Approvazione integrazione al Regolamento per l’alienazione di beni mobili e immobili;
6. Adesione alla costituzione dell’Ufficio Unico sovracomunale per l’accreditamento delle strutture socio assistenziali;
7. Approvazione Piano di Azione per l’Energia Sostenibile a seguito dell’adesione al Patto dei Sindaci promosso dall’Unione Europea.
Vaprio d’Adda, 20 ottobre 2011
Il Sindaco
(Roberto Orlandi
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