lunedì 20 febbraio 2012
venerdì 27 gennaio 2012
Taglia le ali alle armi - Un mese di mobilitazioni per dire NO ai caccia F-35

Il mese di Febbraio 2012 sarà caratterizzato dalle azioni della campagna che culmineranno con una manifestazione a Roma di “consegna delle firme” al Governo.
Dal 7 febbraio associazioni e gruppi locali si attiveranno a sostegno della campagna “Taglia le ali alle armi” promossa da Sbilanciamoci!, Tavola della Pace e Rete Italiana per il Disarmo con il sostegno di Unimondo, GrilloNews e Science for Peace per chiedere al nostro Governo di non procedere all’acquisto di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighter F-35.
http://www.disarmo.org/rete/a/34753.html
Perchè dire NO al cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter?
Anche se il Governo tiene bloccata da tempo (almeno dalla fine 2009) la decisione definitiva, l’Italia a breve potrebbe perfezionare l’acquisto di oltre 130 cacciabombardieri d’attacco Joint Strike Fighter F-35: un programma che ad oggi ci è costato già 1,5 miliardi di euro ne costerà almeno altri 15, solo per l’acquisto dei velivoli, arrivando ad un impatto di 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli.
Siamo quindi in gioco, come partner privilegiato, nel più grande progetto aeronautico militare della storia, costellato di problemi, sprechi e budget sempre in crescita, mentre diversi altri paesi partecipanti - tra cui Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e gli stessi Stati Uniti capofila! - hanno sollevato dubbi e rivisto la propria partecipazione. In questo periodo di crisi e di mancanza di risorse per tutti i settori della nostra società, diviene perciò importante effettuare pressione sul Governo italiano affinché decida di rivedere la propria intenzione verso l’acquisto degli F-35, scegliendo altre strade più necessarie ed efficaci sia nell’utilizzo dei fondi (verso investimenti sociali) sia nella costruzione di un nuovo modello di difesa. L'esempio del programma Joint Strike Fighter deve quindi servire come emblema degli alti sprechi legati alle spese militari e della necessità di un forte taglio delle stesse verso nuovi investimenti più giusti, sensati, produttivi.
Per questo noi diciamo:
NO allo spreco di risorse per aerei da guerra sovradimensionati e contrari allo spirito della nostra Costituzione
SI all’utilizzo di questi ingenti risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione
NO alla partecipazione ad un programma fallimentare anche nell’efficienza: il costo per velivolo è già passato (prima della produzione definitiva) da 80 milioni di dollari a 130 milioni di dollari (dati medi sulle tre tipologie)
SI all’investimento delle stesse risorse per nuove scuole, nuovi asili, un sostegno vero all’occupazione, l’investimento per la ricerca e l’Università, il miglioramento delle condizioni di cura sanitaria nel nostro Paese
NO al programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi (in questo caso la guerra fredda) ed incapaci garantire Pace e sicurezza
SI all’utilizzo delle risorse umane del nostro Governo e delle nostre Forze Armate non per il vantaggio commerciale dell’industria bellica, ma per la costruzione di vera sicurezza per l’Italia
NO al soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi strati di privilegiati
SI al ripensamento della nostra difesa nazionale come strumento a servizio di tutta la società e non come sacca di privilegi e potere
Aderisci on line all'appello :
http://www.peacelink.it/campagne/index.php?id=82&id_topic=37
scarica appello e moduli da far firmare :
http://www.disarmo.org/rete/docs/3908.pdf
mercoledì 21 dicembre 2011
lunedì 12 dicembre 2011
Consiglio Comunale - Venerdi 16 dicembre
AVVISO
nella Sede Municipale, il giorno
16 DICEMBRE 2011 alle ORE 20,30
è convocato in sessione ordinaria il
CONSIGLIO
COMUNALE
per trattare in seduta pubblica, il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione verbali della seduta precedente;
3. Adeguamento Addizionale comunale all’Irpef per l’anno 2012;
4. Approvazione Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari;
5. Approvazione Piano delle opere pubbliche 2012/2014;
6. Approvazione Bilancio di previsione esercizio finanziario 2012, Relazione previsionale e programmatica 2012/2014, Bilancio pluriennale 2012/2014;
7. Approvazione modifiche dello Statuto dell’Azienda speciale consortile “Offertasociale” – Azienda territoriale per i servizi alla persona;
8. Presentazione progetto preliminare Scuola secondaria di 1° grado.
Vaprio d’Adda, 7 DICEMBRE 2011 Il Sindaco: Roberto Orlandi
nella Sede Municipale, il giorno
16 DICEMBRE 2011 alle ORE 20,30
è convocato in sessione ordinaria il
CONSIGLIO
COMUNALE
per trattare in seduta pubblica, il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione verbali della seduta precedente;
3. Adeguamento Addizionale comunale all’Irpef per l’anno 2012;
4. Approvazione Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari;
5. Approvazione Piano delle opere pubbliche 2012/2014;
6. Approvazione Bilancio di previsione esercizio finanziario 2012, Relazione previsionale e programmatica 2012/2014, Bilancio pluriennale 2012/2014;
7. Approvazione modifiche dello Statuto dell’Azienda speciale consortile “Offertasociale” – Azienda territoriale per i servizi alla persona;
8. Presentazione progetto preliminare Scuola secondaria di 1° grado.
Vaprio d’Adda, 7 DICEMBRE 2011 Il Sindaco: Roberto Orlandi
sabato 26 novembre 2011
Trecento economisti per salvare l’Europa
http://politicaeconomiablog.blogspot.com
Trecento autorevoli economisti italiani e stranieri, De Cecco, Nuti, Artoni, Bosi, Paladini, Pivetti per citare solo alcuni italiani, hanno sottoscritto un documento perché il nostro paese non accetti supinamente politiche errate e controproducenti che ci sono “richieste dall’Europa” e che peggioreranno irrimediabilmente la crisi nostra e dell’Unione. Purtroppo il nuovo Presidente del Consiglio, la sinistra parlamentare e i suoi organi di informazione hanno lasciato alla destra, anche nel dibattito parlamentare, uno strumentale monopolio di queste idee.
I punti principali del documento degli economisti (consultabile con le adesioni al sito: http://documentoeconomisti.blogspot.com/) sono questi: 1) le misure di restrizione dei bilanci pubblici “richieste dall’Europa” hanno aggravato la recessione e la crisi finanziaria; attualmente l’Eurozona è senza una bussola e l’Italia è stata usata come capro espiatorio; 2) la crisi italiana non può essere affrontata se non nell’ambito di politiche espansive europee volte a riequilibrare gli svantaggi commerciali che sono seguiti alla moneta unica; il nostro paese non è la causa, né può tantomeno essere la soluzione della crisi europea; 3) prima che sia troppo tardi – forse lo è già – la BCE deve intervenire a garanzia illimitata dei debiti sovrani riconducendo a tutti i costi i tassi di interesse a livelli compatibili con l’attuazione delle menzionate politiche di ripresa; 4) tali politiche non possono che basarsi sul sostegno della domanda aggregata – in primis nei paesi in surplus commerciale; 5) in questo ambito il nostro paese, e gli altri “periferici”, si dovrebbe impegnare a stabilizzare il rapporto debito pubblico/Pil, respingendo con fermezza ogni ipotesi di inutili abbattimenti che annichilerebbero crescita, occupazione e standard di vita; con tassi di interesse sufficientemente bassi - e i tassi li fanno le banche centrali, se vogliono, e non i mercati – qualunque debito è perfettamente sostenibile (come in Giappone che l’ha doppio del nostro). I mercati capirebbero e apprezzerebbero mentre, come chiunque vede, non apprezzano il cilicio che Italia e Europa continuano a indossare stringendolo viepiù.
Scrivono inoltre gli economisti: “la riduzione dei tassi e la rimozione di inutili e controproducenti strategie di abbattimento del debito pubblico, nel quadro di politiche europee espansive, libererebbe risorse per la crescita del paese sia dal lato della domanda interna che del rilancio della competitività. Tali risorse - assieme a quelle che dovranno provenire da una seria lotta all’evasione fiscale, da un'imposta che colpisca i patrimoni su base regolare e annua e non una tantum, e dalla razionalizzazione della spesa pubblica (inclusi i costi della politica) - vanno prioritariamente destinate alla riduzione del carico fiscale sul lavoro, con un aumento dei salari netti, al sostegno di istruzione, ricerca e cultura, agli investimenti per l’industria pubblica (da non svendere assolutamente all’estero), al Mezzogiorno, all’ambiente, all’efficienza della giustizia e della pubblica amministrazione, alla difesa della legalità.”
Qualcuno ci accuserà meschinamente di fare il gioco della destra, o di anti-Europeismo. Noi crediamo che a fare questo gioco, o a essere anti-europeista, sia proprio chi muove questa accusa. Le più autorevoli opinioni a livello internazionale sono dell’avviso che senza misure quali quelle sopra riferite l’Europa non ha speranza. Eppure lo spazio a livello internazionale per una alleanza con altri paesi europei, Francia in primis, v’è - ora che abbiamo un governo presentabile, qualità questa che però non può rimanere la sua unica. Opponendosi a qualsiasi soluzione ragionevole, la Germania si sta assumendo l’onere storico di far presto crollare l’Europa, non solo monetaria, ma politica. Spezzare questa deriva dovrebbe essere la responsabilità storica del nostro nuovo governo, non quella di impossibili fatiche di Sisifo di abbattere il debito rendendosi complice di tale deriva.
Trecento autorevoli economisti italiani e stranieri, De Cecco, Nuti, Artoni, Bosi, Paladini, Pivetti per citare solo alcuni italiani, hanno sottoscritto un documento perché il nostro paese non accetti supinamente politiche errate e controproducenti che ci sono “richieste dall’Europa” e che peggioreranno irrimediabilmente la crisi nostra e dell’Unione. Purtroppo il nuovo Presidente del Consiglio, la sinistra parlamentare e i suoi organi di informazione hanno lasciato alla destra, anche nel dibattito parlamentare, uno strumentale monopolio di queste idee.
I punti principali del documento degli economisti (consultabile con le adesioni al sito: http://documentoeconomisti.blogspot.com/) sono questi: 1) le misure di restrizione dei bilanci pubblici “richieste dall’Europa” hanno aggravato la recessione e la crisi finanziaria; attualmente l’Eurozona è senza una bussola e l’Italia è stata usata come capro espiatorio; 2) la crisi italiana non può essere affrontata se non nell’ambito di politiche espansive europee volte a riequilibrare gli svantaggi commerciali che sono seguiti alla moneta unica; il nostro paese non è la causa, né può tantomeno essere la soluzione della crisi europea; 3) prima che sia troppo tardi – forse lo è già – la BCE deve intervenire a garanzia illimitata dei debiti sovrani riconducendo a tutti i costi i tassi di interesse a livelli compatibili con l’attuazione delle menzionate politiche di ripresa; 4) tali politiche non possono che basarsi sul sostegno della domanda aggregata – in primis nei paesi in surplus commerciale; 5) in questo ambito il nostro paese, e gli altri “periferici”, si dovrebbe impegnare a stabilizzare il rapporto debito pubblico/Pil, respingendo con fermezza ogni ipotesi di inutili abbattimenti che annichilerebbero crescita, occupazione e standard di vita; con tassi di interesse sufficientemente bassi - e i tassi li fanno le banche centrali, se vogliono, e non i mercati – qualunque debito è perfettamente sostenibile (come in Giappone che l’ha doppio del nostro). I mercati capirebbero e apprezzerebbero mentre, come chiunque vede, non apprezzano il cilicio che Italia e Europa continuano a indossare stringendolo viepiù.
Scrivono inoltre gli economisti: “la riduzione dei tassi e la rimozione di inutili e controproducenti strategie di abbattimento del debito pubblico, nel quadro di politiche europee espansive, libererebbe risorse per la crescita del paese sia dal lato della domanda interna che del rilancio della competitività. Tali risorse - assieme a quelle che dovranno provenire da una seria lotta all’evasione fiscale, da un'imposta che colpisca i patrimoni su base regolare e annua e non una tantum, e dalla razionalizzazione della spesa pubblica (inclusi i costi della politica) - vanno prioritariamente destinate alla riduzione del carico fiscale sul lavoro, con un aumento dei salari netti, al sostegno di istruzione, ricerca e cultura, agli investimenti per l’industria pubblica (da non svendere assolutamente all’estero), al Mezzogiorno, all’ambiente, all’efficienza della giustizia e della pubblica amministrazione, alla difesa della legalità.”
Qualcuno ci accuserà meschinamente di fare il gioco della destra, o di anti-Europeismo. Noi crediamo che a fare questo gioco, o a essere anti-europeista, sia proprio chi muove questa accusa. Le più autorevoli opinioni a livello internazionale sono dell’avviso che senza misure quali quelle sopra riferite l’Europa non ha speranza. Eppure lo spazio a livello internazionale per una alleanza con altri paesi europei, Francia in primis, v’è - ora che abbiamo un governo presentabile, qualità questa che però non può rimanere la sua unica. Opponendosi a qualsiasi soluzione ragionevole, la Germania si sta assumendo l’onere storico di far presto crollare l’Europa, non solo monetaria, ma politica. Spezzare questa deriva dovrebbe essere la responsabilità storica del nostro nuovo governo, non quella di impossibili fatiche di Sisifo di abbattere il debito rendendosi complice di tale deriva.
lunedì 21 novembre 2011
Consiglio Comunale
A V V I S O
nella Sede Municipale
venerdì, 25 novembre 2011, alle ore 20.30,
è convocato in sessione straordinaria
IL CONSIGLIO COMUNALE
per trattare in seduta pubblica, il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione verbali della seduta precedente;
3. Interrogazione presentata dai consiglieri di “Progetto Vaprio” avente per oggetto: Piano attuativo area “AP1”;
4. Approvazione Variazione n. 4 – Assestamento generale al Bilancio di previsione 2011;
5. Approvazione convenzione con il Comune di Busnago per il servizio associato Responsabile Area economico finanziaria triennio 2012/2014;
6. Rinnovo Organo di revisione economico-finanziario – triennio 2012/2014;
7. Esame osservazioni e approvazione Variante PII Vaprio Sud e modifica agli atti costituenti il Piano di Governo del Territorio (piano delle regole e piano dei servizi);
8. Approvazione Piano diritto allo studio – Anno scolastico 2011/2012.
Vaprio d’Adda, 16 novembre 2011
Il Sindaco
(Roberto Orlandi)
nella Sede Municipale
venerdì, 25 novembre 2011, alle ore 20.30,
è convocato in sessione straordinaria
IL CONSIGLIO COMUNALE
per trattare in seduta pubblica, il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Approvazione verbali della seduta precedente;
3. Interrogazione presentata dai consiglieri di “Progetto Vaprio” avente per oggetto: Piano attuativo area “AP1”;
4. Approvazione Variazione n. 4 – Assestamento generale al Bilancio di previsione 2011;
5. Approvazione convenzione con il Comune di Busnago per il servizio associato Responsabile Area economico finanziaria triennio 2012/2014;
6. Rinnovo Organo di revisione economico-finanziario – triennio 2012/2014;
7. Esame osservazioni e approvazione Variante PII Vaprio Sud e modifica agli atti costituenti il Piano di Governo del Territorio (piano delle regole e piano dei servizi);
8. Approvazione Piano diritto allo studio – Anno scolastico 2011/2012.
Vaprio d’Adda, 16 novembre 2011
Il Sindaco
(Roberto Orlandi)
lunedì 14 novembre 2011
La bugia della riforma elettorale: tutti la vogliono ma nessuno la farà
http://www.dirittodicritica.com
La riforma della legge elettorale non era una delle richieste contenute nella lettera inviata all’Italia dalla Banca Centrale Europea (Bce) – sarebbe stato strano il contrario – e quasi sicuramente non rientrerà nelle priorità del governo Monti. Già dalla serata di sabato, infatti, il PdL ha subordinato il suo appoggio al governo tecnico al rispetto degli impegni presi con l’Europa: non una legge in più né un passo fuori dal seminato.
E’ evidente, dunque, che della legge elettorale non se ne parlerà almeno fino a gennaio, quando la Consulta sarà chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità del referendum. A quel punto, il governo tecnico potrebbe trovarsi a dover discutere con quei partiti disposti a tutto pur di conservare l’ultima parola sui candidati in lista: la Lega Nord di Umberto Bossi che sfrutterebbe il Porcellum per chiudere la partita interna con i maroniani, Pd e PdL per silurare chi non ha rispettato i diktat del partito in questi anni. Ipocrisie e retorica a parte, infatti, il Porcellum fa comodo a tutti. Anche alle sinistre, da sempre lacerate in correnti e fazioni rispetto ai più monolitici partiti di destra.
Scontato – di contro – l’esito del referendum sul Porcellum: a giudicare dal sentimento comune, i cittadini voteranno l’abrogazione della legge voluta da Calderoli e metteranno alle strette Parlamento e partiti, a quel punto senza più alibi. Eppure, se non verrà meno il ricatto con cui il PdL (e non solo) minaccia di tenere in scacco il prossimo governo tecnico, l’ipotesi più concreta è che si vada a votare con l’attuale legge elettorale (né sarebbe questo il primo referendum con un esito ignorato dai partiti). A mancare, infatti, sarebbe una maggioranza trasversale e coesa sul nuovo meccanismo del voto, da sempre una delle leggi più complesse e difficili da approvare anche con esecutivi forti.
«Non credo – ha detto ieri Walter Veltroni (Partito democratico) – che si possa chiedere a un governo» come quello che sta componendo Mario Monti «di svolgere questa funzione», la riforma elettorale spetta al Parlamento: «lì va trovato un punto di equilibrio». Come dire: in queste condizioni è un’impresa quasi impossibile. Di segno opposto la dichiarazione del segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, che ha sottolineato come il prossimo esecutivo tecnico dovrà dare corso a diverse riforme: quella elettorale, quella dei regolamenti di Camera e Senato e quella per la riduzione del numero dei parlamentari. Sulla stessa linea di Veltroni, invece, l’ex ministro della Giustizia di Berlusconi, Angelino Alfano, che dall’Annunziata affida la patata bollente ai cittadini ma non certo al governo Monti: «la riforma elettorale non un è tema di governo, ma del Parlamento o dei cittadini, se la Corte Costituzionale darà il via libera al referendum».
Il presidente del Comitato per il referendum per i collegi uninominali Andrea Morrone e il coordinatore politico Arturo Parisi, invece, hanno chiesto al Presidente della Repubblica di non ignorare la volontà di un milione e 200mila cittadini e di far rientrare nel mandato del premier Mario Monti anche la riforma della legge elettorale.
Ma la questione – dopo l’approvazione del referendum – potrebbe non riguardare più né Napolitano né Monti: a fronte di un teatrino di partiti e segretari che invocano la riforma elettorale, il meccanismo sarebbe destinato a saltare in mancanza di una maggioranza trasversale che già oggi non esiste. E le elezioni sarebbero dietro l’angolo, con buona pace di tutti. Un porcellum.
La riforma della legge elettorale non era una delle richieste contenute nella lettera inviata all’Italia dalla Banca Centrale Europea (Bce) – sarebbe stato strano il contrario – e quasi sicuramente non rientrerà nelle priorità del governo Monti. Già dalla serata di sabato, infatti, il PdL ha subordinato il suo appoggio al governo tecnico al rispetto degli impegni presi con l’Europa: non una legge in più né un passo fuori dal seminato.
E’ evidente, dunque, che della legge elettorale non se ne parlerà almeno fino a gennaio, quando la Consulta sarà chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità del referendum. A quel punto, il governo tecnico potrebbe trovarsi a dover discutere con quei partiti disposti a tutto pur di conservare l’ultima parola sui candidati in lista: la Lega Nord di Umberto Bossi che sfrutterebbe il Porcellum per chiudere la partita interna con i maroniani, Pd e PdL per silurare chi non ha rispettato i diktat del partito in questi anni. Ipocrisie e retorica a parte, infatti, il Porcellum fa comodo a tutti. Anche alle sinistre, da sempre lacerate in correnti e fazioni rispetto ai più monolitici partiti di destra.
Scontato – di contro – l’esito del referendum sul Porcellum: a giudicare dal sentimento comune, i cittadini voteranno l’abrogazione della legge voluta da Calderoli e metteranno alle strette Parlamento e partiti, a quel punto senza più alibi. Eppure, se non verrà meno il ricatto con cui il PdL (e non solo) minaccia di tenere in scacco il prossimo governo tecnico, l’ipotesi più concreta è che si vada a votare con l’attuale legge elettorale (né sarebbe questo il primo referendum con un esito ignorato dai partiti). A mancare, infatti, sarebbe una maggioranza trasversale e coesa sul nuovo meccanismo del voto, da sempre una delle leggi più complesse e difficili da approvare anche con esecutivi forti.
«Non credo – ha detto ieri Walter Veltroni (Partito democratico) – che si possa chiedere a un governo» come quello che sta componendo Mario Monti «di svolgere questa funzione», la riforma elettorale spetta al Parlamento: «lì va trovato un punto di equilibrio». Come dire: in queste condizioni è un’impresa quasi impossibile. Di segno opposto la dichiarazione del segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, che ha sottolineato come il prossimo esecutivo tecnico dovrà dare corso a diverse riforme: quella elettorale, quella dei regolamenti di Camera e Senato e quella per la riduzione del numero dei parlamentari. Sulla stessa linea di Veltroni, invece, l’ex ministro della Giustizia di Berlusconi, Angelino Alfano, che dall’Annunziata affida la patata bollente ai cittadini ma non certo al governo Monti: «la riforma elettorale non un è tema di governo, ma del Parlamento o dei cittadini, se la Corte Costituzionale darà il via libera al referendum».
Il presidente del Comitato per il referendum per i collegi uninominali Andrea Morrone e il coordinatore politico Arturo Parisi, invece, hanno chiesto al Presidente della Repubblica di non ignorare la volontà di un milione e 200mila cittadini e di far rientrare nel mandato del premier Mario Monti anche la riforma della legge elettorale.
Ma la questione – dopo l’approvazione del referendum – potrebbe non riguardare più né Napolitano né Monti: a fronte di un teatrino di partiti e segretari che invocano la riforma elettorale, il meccanismo sarebbe destinato a saltare in mancanza di una maggioranza trasversale che già oggi non esiste. E le elezioni sarebbero dietro l’angolo, con buona pace di tutti. Un porcellum.
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